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Giovanni Guerrini
e l'E42


a cura di Carlo Fabrizio Carli, Lela Djokic e Daina Maja Titonel
Giovanni Guerrini: modellino in gesso del Palazzo della Civiltà Italiana, c. 1938
4 febbraio - 3 aprile 2010

catalogo a cura di Carlo Fabrizio Carli e Daina Maja Titonel

 comunicato stampa

Giovedì 4 febbraio 2010 alle ore 18 si inaugura alla Nuova Galleria Campo dei Fiori la seconda parte della mostra dedicata a Giovanni Guerrini (Imola 1887 - Roma 1972) che si concentrerà sulla figura di Guerrini architetto e sui suoi interventi di grande decorazione per l'E42, l'Esposizione Universale che si sarebbe dovuta tenere nel 1942 nella Capitale per celebrare il ventesimo anniversario della Marcia su Roma (1922). La manifestazione venne poi annullata a causa della Seconda Guerra Mondiale.
In un articolo pubblicato su "Civiltà", l'elegante rivista dell'E42 [...] il Vice Presidente Cipriano Efisio Oppo dichiarava che la grande rassegna avrebbe consentito ai visitatori italiani e stranieri di avere "un'idea quanto mai intera delle arti italiane". [...] L'E42 avrebbe utilizzato architetture permanenti e grandiose, destinate a costruire un nuovo quartiere di Roma, fulcro della programmata espansione verso il mare e verso la pianura pontina [...]. [Carlo Fabrizio Carli, catalogo mostra].

Giovanni Guerrini - uno dei maggiori esponenti italiani di arti applicate fra le due guerre - nasce a Imola il 29 maggio 1887. Frequenta la Scuola di Disegno "Tommaso Minardi" a Faenza, e successivamente l'Istituto d'Arte di Firenze. A Faenza la personalità artistica di Domenico Baccarini esercita un'influenza determinante sul giovane artista. Nel 1906 entra a far parte del Cenacolo baccariniano dove nascono le prime opere di gusto preraffaellita, intrise di una malinconia crepuscolare.
Nel 1913 Guerrini espone a Roma alla mostra della Prima Secessione, alla quale seguiranno le partecipazioni alle mostre più importanti quali: undici Biennali di Venezia, le Biennali romane (1921, 1923, 1925), le Quadriennali di Roma (tutte e quattro le edizioni dell'anteguerra), la I Mostra del Novecento Italiano a Milano (1926), e per le arti applicate le mostre come la Biennale di Monza, trasformatasi poi nella Triennale di Milano.
Nel 1927 viene chiamato a Roma come Direttore artistico dell'Ente Nazionale per l'Artigianato e le Piccole Industrie (Enapi). Nello stesso anno si trasferisce a Roma.
Nel 1938 vince, con gli architetti Bruno La Padula e Mario Romano, il concorso per il Palazzo della Civiltà Italiana all'Eur, che rimane il suo lavoro più noto nel campo dell'architettura.
Nel 1941 si aggiudica, insieme ad Achille Capizzano, Franco Gentilini e Giorgio Quaroni, il secondo concorso ad inviti per la realizzazione dei mosaici (3.000 mq) da collocare nel Salone del Palazzo dei Congressi all'Eur. Nel 1939 realizza sei grandi riquadri in mosaico monocromo nero per la Fontana del Palazzo degli Uffici. Gli altri dodici sono affidati a Gino Severini e Giulio Rosso.
Muore a Roma il 20 marzo 1972.

In questa seconda rassegna saranno esposte circa quaranta opere tra cui: una quindicina di schizzi ideativi per il Palazzo della Civiltà Italiana databili intorno al 1937; sei bozzetti per i mosaici per la Fontana del Palazzo degli Uffici (c. 1939); una quindicina di disegni preparatori per i mosaici, mai realizzati, per il Salone centrale del Palazzo dei Congressi dell'E42 (c. 1941).
Si segnala inoltre un modellino in gesso del Palazzo della Civiltà Italiana (c. 1938).




Giacomo Balla
capricci romani

a cura di Lela Djokic e Daina Maja Titonel

21 ottobre - 31 dicembre 2010


catalogo a cura di Elena Gigli

 comunicato stampa

Giovedì 21 ottobre 2010 si inaugura alla Nuova Galleria Campo dei Fiori una mostra dedicata a Giacomo Balla (Torino 1871 - Roma 1958) a cura di Lela Djokic e Daina Maja Titonel.

Il giovane Balla, approdato nel 1895 nella capitale dell'Italia unita, scopre gli angoli di Roma che raccontano una vita ben più colorita e chiassosa di quella avvolta nelle brume della sua Torino. E ne rimane affascinato, tanto da dedicare nel 1901 una serie di sei opere a personaggi della ribalta di strada, cinque delle quali sono ora in mostra.

I venditori ambulanti che offrono, volta a volta, ricotta fresca, cornetti, scope e piumini, canne al lauro e portafortuna, non sono i protagonisti di una cronaca annotata con divertito compiacimento. E' l'entusiasmo per la scoperta di un nuovo mondo a dettare la cifra espressiva dell'artista che esibisce, nel superamento dei modelli tardo-ottocenteschi, il talento della sua modernità.
Balla dipinge strade, angoli di mura e di botteghe, isola la figura sottraendola alla folla che avrebbe dato alle scene un carattere macchiettistico. La pennellata è libera, corrente, e preannunzia certe fulminazioni di tocco di taluni suoi autoritratti spasmodici.
I personaggi si muovono con i ritmi di una gestualità scattante così da dar vita ad una dinamica visiva recuperata persino nella insegna del negozio che appare accanto alla Bottega del macellaro. E' un'anticipazione delle ricerche di movimento che saranno così care al Balla del periodo futurista.

Evidente è, inoltre, la novità del taglio fotografico. Le figure si stagliano all'interno di un vasto campo costituito dal selciato della strada, delimitato da una linea di orizzonte notevolmente rialzata. E sullo sfondo si allineano le botteghe, con una inquadratura che ne amputa la parte superiore. Proprio come nel famoso quadro Il Fallimento (1902), che trova qui una suggestiva anticipazione negli antoni del negozio che fa da sfondo al Venditore di cornetti.

L'audacia innovativa di Giacomo Balla è però ancor più sorprendentemente testimoniata dall'accostamento tra immagini e grafismi. Nella ricerca di una bidimensionalità della scena, l'artista scrive sulla fascia inferiore di tre tavole le frasi gridate dai venditori. E lo fa con un verismo linguistico che lo induce a moltiplicare le vocali ("la ricooootta freeeesca"), proprio per riprodurre la voce dei personaggi. E' un sonoro che accompagna ed integra la rappresentazione pittorica. Sono quadri parlanti.
Solo la straordinaria creatività di Giacomo Balla poteva far entrare in queste tavole la magia delle voci dipinte.
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Nuova Galleria Campo dei Fiori | via di Monserrato, 30 - 00186 Roma ITALIA | tel. +39.06.68804621
orario: lu-sa 10.00/13.00 - 16.00/19.00 | chiusura lunedì mattina e festivi | email:
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english version | ultimo aggiornamento: 31 dicembre 2013 | utenti collegati: 1